
La coltivazione del melo può essere interessata da diverse specie di afidi caratterizzati da biologia e dannosità variabile. Due risultano però le specie di maggior interesse verso le quali si rende necessario garantire una protezione fitosanitaria: l’afide grigio e l’afide lanigero. Attualmente i programmi di difesa integrata prevedono una gestione combinata dei due afidi, attraverso interventi sia in fase pre-fiorale che post-fiorale. L’intervento in pre-fioritura è mirato principalmente verso le fondatrici dell’afide grigio, mentre il periodo post-fiorale contempla anche la gestione dell’afide lanigero. La maggioranza delle aziende frutticole del Nord Italia ha basato sui neonicotinoidi, ed in particolare su imidacloprid, la gestione post-fiorale degli afidi negli ultimi anni.
Alla fine di aprile i Paesi membri dell'Ue hanno approvano la proposta della Commissione europea che vieta l'utilizzo in pieno campo di tre agrofarmaci appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi. Il provvedimento interessa i principi attivi imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, utilizzati per la gestione aficida del melo e già sottoposti a restrizioni di impiego (solo trattamenti in post-fioritura) dal 2013.
Le restrizioni nel portafoglio degli agrofarmaci, con le limitazioni d’uso dei neonicotinoidi, la comparsa di nuove molecole aficide e la recrudescenza dell’afide lanigero sono le principali motivazioni che hanno indotto FEM (Centro di Saggio) ad organizzare il convegno.
(sc)