
Immaginiamo che uno studente europeo voglia iscriversi all'Università di Trento o ad un’altra università italiana o che uno studente trentino voglia iscriversi all'università europea e possa effettuare online tutti gli adempimenti necessari, in particolare lo scambio di dati e di documenti fra la scuola che ha frequentato e l’università di destinazione. Immaginiamo che, al termine degli studi, lo studente trasferisca la sua residenza e le anagrafi dei due paesi si scambino le informazioni direttamente, con il consenso dell’interessato. Immaginiamo che sposando una ragazza del posto anche i documenti per il matrimonio possano essere scambiati senza intoppi fra i sistemi informativi delle due amministrazioni competenti, in grado di riconoscere un certificato di nascita compilato in lingue diverse e secondo formati diversi. Del resto viviamo immersi in un mondo in cui le informazioni, cioè i dati, hanno modificato le nostre abitudini. Sempre più ci si aspetta di accedere e usufruire dei servizi della pubblica amministrazione attraverso i cellulari e i siti web in modo semplice, veloce e funzionale alle esigenze dell’utente e in maniera indipendente dalle logiche e dai processi interni della pubblica amministrazione. Perché questo sia possibile è indispensabile che le pubbliche amministrazioni europee adottino standard che permettano di incrociare i dati fra loro, non solo dentro gli uffici di un singolo territorio, ma anche tra le regioni dello stesso Stato e dell’Unione europea, in modo sempre nuovo e veloce. Tecnologicamente è già possibile, in quanto esistono “vocabolari di base” condivisi in Europa che consentono di eliminare le ambiguità di significato alle informazioni che paesi diversi possono scambiarsi. Siamo in una fase storica in cui i limiti allo sviluppo di sistemi informativi capaci di dialogare - in termini tecnici, di essere “interoperabili” - dipendono per lo più dal fatto di non applicare in modo diffuso standard comuni che già esistono e sono stati condivisi a livello europeo ma che spesso sono ancora ignorati. In questo contesto, le due Province autonome di Trento e di Bolzano hanno realizzato in stretta sinergia uno sviluppo della piattaforma informatica che entrambe utilizzano per i propri cataloghi open data, adeguandola agli standard europei che descrivono i dati (tecnicamente, i “metadati”) secondo quanto definito per l’Italia da AgID (Agenzia per Italia digitale) così da rendere i dati aperti italiani capaci di “parlare” con i dati aperti europei. L’Agenzia per l’Italia Digitale ha annunciato nei giorni scorsi sul portale italiano (nodo nazionale) degli open data l’adeguamento e il rilascio dell’estensione DCAT-AP-IT della piattaforma CKAN, realizzata appunto grazie alla collaborazione attiva delle due Province autonome di Trento e Bolzano. Si tratta di una modalità innovativa e propositiva di “fare comunità” sui temi della valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, che fa seguito agli altri significativi risultati ottenuti dal nostro territorio e dalle amministrazioni coinvolte sul tema open data a livello nazionale ed europeo.
Quale lo scopo? Quello di arricchire le banche dati con riferimenti a standard condivisi di natura logica, tecnologica e grafica, così sarà sempre più veloce, economico e facile adeguare anche i servizi delle pubbliche amministrazioni alle puntuali e differenti richieste dei cittadini e delle imprese. Alcune esperienze pilota già realizzate dalla Provincia di Trento in collaborazione con il Consorzio dei Comuni e avviate nel contesto di progetti europei stanno dimostrando come questa sia la direzione giusta. E’ compito della pubblica amministrazione rendere i dati rintracciabili e intellegibili sia all’interno degli uffici che dentro a contesti nazionali ed europei, è compito delle imprese cogliere l’opportunità di sviluppare e riaggregare questi dati mediante servizi centrati sulla domanda degli utenti. Prezioso in questo senso il fatto che oggi la piattaforma open data delle due Province autonome condivida la medesima struttura già predisposta per il trilinguismo.
A che punto siamo? Si è fatto un altro passo avanti per abilitare la cultura del dato, per portare i dati fuori dagli uffici e permettere ai territori e alle imprese di trarre beneficio economico dalle economie “data driven”. Spetta ora ai singoli titolari dei dati, supportati dal progetto Open data in Trentino, cogliere questa opportunità e avere cura dei propri dati come di un bene di valore per lo sviluppo del nostro territorio.
Link utili
Il progetto Open data in Trentino
http://www.innovazione.provincia.tn.it/opendata
Il profilo DCAT-AP_IT sui cataloghi open data del Trentino e del SudTirolo/AltoAdige
http://www.innovazione.provincia.tn.it/notizie/pagina664.html
La collaborazione con la Provincia autonoma di Bolzano
http://www.innovazione.provincia.tn.it/azioni/competitivita/-progetti_ricerca_innovazione/pagina127.html
esempio di metadati
http://dati.trentino.it/dataset/botteghe-storiche-del-trentino