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“Nessun luogo più di Rovereto è adatto ad ospitare un seminario sui bitcoin”, ha sottolineato il vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico e Lavoro della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi, in occasione dell’approfondimento sulla criptovaluta organizzato da Trentino Sviluppo e Informatica Trentina. Sono oltre 70 infatti gli esercizi commerciali che, nella Città della Quercia, accettano questa moneta digitale, creata nel 2009 per effettuare transazioni in rete senza l’ausilio di intermediari. “È compito delle istituzioni lungimiranti – ha continuato Olivi – analizzare le tendenze che muovono la società e promuovere iniziative come questa, che contribuiscono a rompere gli stereotipi e a rafforzare la trasparenza, l’innovazione e la sana competizione tra imprese”.
Pienamente d’accordo Alberto Nucciarelli, ricercatore all’Università di Trento, secondo cui la nascita dei bitcoin è una rivoluzione paragonabile alla diffusione di internet negli anni novanta. “La blockchain, ovvero il protocollo tecnologico che sta alla base della criptovaluta – ha spiegato lo studioso agli oltre 200 partecipanti al seminario – tiene traccia delle transazioni andate a buon fine e così facendo aiuta le startup ad acquisire credibilità e a provare la propria affidabilità anche in assenza di grossi investitori o garanzie bancarie”. Analoghe le tesi degli imprenditori Marco Amadori di inbitcoin e Federico Squartini di Spidchain, che smentiscono la tesi secondo cui lo sviluppo dei bitcoin incentiverebbe le attività criminali e il riciclaggio di denaro. “Semmai è il contrario – sostiene Amadori – perché il sistema bitcoin non permette transazioni anonime e quindi facilita la tracciabilità delle operazioni a beneficio delle forze dell’ordine”. Lo startupper ha poi sottolineato come la criptovaluta incentivi l’economia circolare, rendendo possibili i nano-pagamenti, e cioè quelle transazioni troppo piccole per essere effettuate attraverso i circuiti tradizionali. “I bitcoin – ha spiegato – potrebbero essere usati come moneta di scambio per la ricarica delle auto elettriche oppure per l’utilizzo del wifi”.
Ottimista, ma più cauto, il commercialista Stefano Capaccioli di Coinlex, che auspica un rapido ammodernamento della legislazione legata alle criptovalute, per evitare lacune fiscali legate, per esempio, all’imponibilità dei pagamenti in bitcoin ricevuti quali corrispettivo di una prestazione professionale. (m.d.c.)
Immagini e interviste a cura dell’Ufficio stampa