Domenica, 06 Giugno 2021 - 13:16 Comunicato 1449

La formazione come pilastro del nuovo mondo

“Nuovo mondo, nuova normalità, nuova formazione”: l’incontro al Festival dell'Economia, curato dalla Fondazione Fondirigenti e organizzato in modalità videoconferenza, ha acceso la luce sui fondi interprofessionali e sul loro ruolo per la formazione continua di dirigenti e imprese.
La pandemia ha cambiato i paradigmi e ora anche la formazione è chiamata a rispondere alle nuove sfide.

Carlo Poledrini ha spiegato il ruolo della fondazione da lui presieduta, a cui aderiscono circa 14mila aziende: “In questi anni Fondirigenti ha messo a disposizione di imprese e dirigenti cifre importanti. Solo nel 2020 abbiamo investito oltre un milione di euro. Abbiamo cercato di stimolare, esercitando il nostro ruolo di finanziatori, individuando nuovi trend come digitalizzazione, sostenibilità e re-ingegnerizzazione dei processi, verso una visione nuova del business per creare le condizioni per il futuro”.

Cesare Pinelli, docente di diritto pubblico all'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha quindi parlato della necessità per la formazione in Italia di fare rete e di innovarsi tecnologicamente, aprendo una riflessione sui controlli. “Ne abbiamo di due tipi: c’è quello dell’Anpal e quello dell’Anac. Se pur diversi, non escludono la possibilità di realizzare uno schema molto più semplice. È possibile che l’istanza di semplificazione richiesta oggi non riesca ad affrontare questo tema? Nel Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) si può trovare un elemento che consenta di ripensare a questa duplicazione”.

Come illustrato da Luca Marcolin, economista dell’Ocse - l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: “Da un nostro studio è emerso come nel contesto delle tecnologie del telelavoro l’Italia non parta da una solida base. Molti lavoratori hanno basse competenze di alfabetizzazione informatica, inferiore alla media degli altri stati. La formazione continua sta comunque facendo grandi progressi, grazie agli importanti investimenti dei fondi interprofessionali. C’è spazio per investire ancora nel miglioramento della formazione, ma serve un miglior allineamento: è necessario fare un’analisi che consenta alle imprese di conoscere le competenze di cui hanno bisogno, lavorando inoltre sulla cultura della formazione nelle imprese”.

“Chi si occupa di prima formazione, in gran parte lo Stato, deve farla meglio, pensando ai 28 milioni di lavoratori da riqualificare e collocare - ha affermato il sociologo Nadio Delai, presidente della società Ermeneia - I fondi dovranno ricomporre l’offerta formativa, oggi frammentata. Bisogna recuperare trasversalità, bisogna fare una formazione ricomposta negli obiettivi come nei contenuti, lavorando verso il futuro e la ripresa”.

(ao)


Immagini