Mark Kaigwa, co-fondatore dell'avanzatissimo centro di innovazione digitale "i-Hub" di Nairobi, un luogo di ricerca e informazione sui mezzi digitali creato con fondi della Banca Mondiale, autore, relatore e esperto di applicazioni e progetti commerciali basati sull'uso dei mobile devices, la sa lunga sugli effetti che gli apparecchi mobili hanno avuto sul flusso di informazioni e di immagini. Secondo lui, che cita anche lungometraggi interamente girati con cellulari di ultima generazione, la democratizzazione dell'audiovisivo parte dall'Africa, dove i proprietari di un cellulare sono più di numero dell'intera popolazione. L'esperienza e il desiderio di innovazione sul continente sono presenti più che in qualunque altro posto del mondo.
Sappiamo che in tutto il mondo guardiamo il display del nostro cellulare più di 100 volte al giorno, a volte per telefonare, spesso per scattare foto, navigare in internet o anche solo per controllare l'ora. Sappiamo che in Africa, continente largamente sprovvisto di una rete fissa telefonica, di accessi a internet, di sale cinematografiche o televisori in casa, il telefono cellulare sostituisce non solo il computer e i tradizionali mezzi di comunicazione, ma anche il conto-corrente, il medico in zone remote (dove viene usato per fornire indicazioni mediche anche a livello visivo a distanza) e persino la cinepresa. Avremmo visto (e quindi saputo) poco delle ultime rivoluzioni nei paesi arabi, se non fosse per le riprese fatte con il telefono e distribuite via piattaforme web.
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